La pallacanestro ai tempi del tracking
I dati di tracking permettono di separare la qualità di una conclusione dal suo esito: uno strumento prezioso per l'analisi, lo scouting e lo sviluppo dei giocatori, a patto di non confondere una misurazione precisa con una spiegazione completa.
di Giuseppe Marmina · fonte: NBA tracking data · ore 20:04

Un tiro da tre punti, a 8'28" dalla fine del secondo quarto. La distanza dal canestro è di 25,5 piedi, circa 7,77 metri. Il difensore più vicino si trova a 44,06 pollici, poco più di un metro. La sua mano arriva a un'altezza di 2,23 metri, mentre il tiratore si è sollevato da terra di circa 30 centimetri. La velocità rilevata è di 2,9 miglia orarie. Il pallone non entra, ma il modello statistico attribuiva a quella conclusione una probabilità di realizzazione del 40%, leggermente inferiore alla media NBA di riferimento, prossima al 45%.
Sono informazioni che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare di poter ricavare da un singolo tiro. Oggi i sistemi di tracking della NBA consentono di ricostruire con una precisione impressionante le condizioni nelle quali viene eseguita una conclusione, mettendo a disposizione di allenatori, analisti e osservatori strumenti di valutazione sempre più sofisticati.

Tra gli indicatori più interessanti c'è l'Expected Field Goal Percentage (xFG%), che stima la probabilità di realizzazione di un tiro sulla base delle variabili considerate dal modello. Il suo valore sta soprattutto nella possibilità di separare la qualità della conclusione dall'esito effettivo. Una tripla sbagliata può essere il risultato di un'ottima esecuzione offensiva, così come un canestro realizzato può nascondere una scelta discutibile, risolta esclusivamente dal talento individuale.
La distinzione assume particolare rilevanza quando si analizzano campioni sufficientemente ampi. Se una squadra costruisce sistematicamente tiri ad alta probabilità di realizzazione, ma registra percentuali inferiori alle attese, il problema potrebbe riguardare più l'esecuzione che la struttura dell'attacco. Viceversa, un rendimento superiore alle aspettative potrebbe dipendere da una particolare qualità dei tiratori, ma anche da una serie di prestazioni difficilmente replicabili.
Sul piano difensivo, la possibilità di misurare la distanza dal tiratore, l'altezza della mano in contestazione e la velocità di movimento permette di approfondire l'efficacia dei closeout. La prossimità fisica, da sola, non basta a stabilire quanto una conclusione sia stata realmente disturbata. Contano il tempo di recupero, l'angolo di contestazione, la capacità di ridurre lo spazio disponibile e soprattutto il momento in cui il difensore riesce a intervenire rispetto al rilascio.
Sono elementi particolarmente utili anche nello scouting. Due giocatori possono tirare entrambi con il 37% dall'arco, ma arrivare a quella percentuale attraverso situazioni completamente diverse. Il primo potrebbe beneficiare prevalentemente di conclusioni aperte, generate dalla circolazione di palla; il secondo potrebbe produrre lo stesso rendimento tirando dal palleggio, dopo aver creato separazione dal proprio difensore. La percentuale è identica, il grado di difficoltà delle conclusioni e le competenze richieste sono differenti.
Per un osservatore diventa quindi possibile approfondire la trasferibilità del rendimento individuale da un contesto tecnico a un altro. Un tiratore particolarmente efficiente sugli scarichi non offre necessariamente le stesse soluzioni di un giocatore capace di costruirsi autonomamente una conclusione. E conoscere la distribuzione delle opportunità, insieme alla pressione difensiva affrontata, aiuta a comprendere meglio il valore di una determinata produzione offensiva.
Anche il lavoro sullo sviluppo individuale può beneficiare di queste rilevazioni. L'analisi delle meccaniche di tiro, delle condizioni di equilibrio, della separazione creata e dell'efficienza nelle differenti situazioni offensive consente di individuare aspetti specifici sui quali intervenire, verificando successivamente se le modifiche producano risultati concreti.
Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire a questi strumenti una capacità interpretativa assoluta. Un modello statistico restituisce una stima costruita sulle variabili disponibili e sulla metodologia utilizzata. Non può esaurire la complessità di una lettura offensiva, le responsabilità previste da un sistema di gioco o le conseguenze di una scelta tattica. Il rischio, semmai, è lasciarsi impressionare dalla precisione numerica e dimenticare che una misurazione accurata non coincide necessariamente con una spiegazione completa.
Per chi segue il basket NBA da molti anni, resta comunque sorprendente pensare a quanta strada sia stata percorsa rispetto a quando l'analisi si concentrava quasi esclusivamente su punti, rimbalzi, assist e percentuali al tiro. Anche l'esperienza di chi guarda una partita cambia: alcune impressioni possono essere verificate, altre ridimensionate, altre ancora possono trovare spiegazioni inattese.
La parte più stimolante, almeno per me, è proprio questa: avere strumenti che permettono di mettere alla prova le proprie valutazioni, approfondire ciò che si osserva e, qualche volta, scoprire che una lettura iniziale era sbagliata.
Dati di tracking NBA relativi a una tripla tentata nel secondo quarto (8'28" alla fine), esito: errore. Conversioni: 1 piede = 30,48 cm, 1 pollice = 2,54 cm, 1 miglio orario = 1,61 km/h. La media di riferimento (~45%) è quella indicata dal modello.


