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Olimpia, il vantaggio che non arriva: Milano non batte l’uomo e l’attacco si ferma

Contro i cambi difensivi l’Olimpia fatica a creare dal palleggio. Cole, Thompson e Guduric, i tiri che non nascono, i quintetti sempre sotto: cosa dicono i numeri delle prime 7 partite di EuroLeague.

di Giuseppe Marmina · fonte: play-by-play EuroLeague · 23 ottobre 2026 · ore 08:00

Olimpia, il vantaggio che non arriva: Milano non batte l’uomo e l’attacco si ferma

Prendete un pick’n’roll qualsiasi, a 14 secondi dalla fine del possesso. Il lungo sale a bloccare in punta, la guardia avversaria si appoggia al blocco e il suo compagno cambia: adesso l’handler ha davanti un centro, il lungo che ha bloccato ha addosso una guardia. Sulla carta sono 2 mismatch. In realtà la difesa ha ancora 5 uomini davanti ai 5 attaccanti, nessuno in rotazione, nessuno in aiuto. L’handler guarda il centro, fa un palleggio laterale, un altro, poi passa all'ala sul lato forte. Sono passati 6 secondi, nessuno ha battuto nessuno e l'attacco ricomincia da zero con meno tempo.

È un esempio costruito, ma descrive bene il tipo di possesso che un allenatore di EuroLeague aveva in mente quando ha detto che “se non batti l'uomo non prendi mai vantaggio”. La sua lettura su Milano è precisa: oggi RJ Cole è quello che riesce, almeno in parte, a creare separazione dal palleggio; Darius Thompson e Marko Guduric, gli altri 2 creatori principali, devono crescere.

Dopo la sconfitta con il Barcellona (81-89) Milano è 1-6 in EuroLeague, ultima in classifica. A EuroLeague TV, dopo la partita, Peppe Poeta ha detto che la squadra ha perso fiducia e che, quando il Barcellona cambiava sui blocchi, ha tenuto la palla troppo a lungo senza riuscire a creare. La frase del coach di cui sopra e quella di Poeta descrivono lo stesso possesso, da 2 angolazioni diverse.

Il cambio è la risposta più economica che una difesa possa dare al pick’n’roll. Chi copre con il lungo in contenimento o con il raddoppio deve poi ruotare dietro e ogni rotazione lascia un tiratore libero da qualche parte. Chi cambia mantiene un uomo su ogni attaccante e rinvia il problema al duello individuale: il piccolo contro il centro, il lungo contro la guardia. Nessuno cambia tutto, sempre: Real e Barcellona lo fanno in modo selettivo, in base ai blocchi e al momento. Ma contro Milano l’hanno fatto spesso e con profitto.

Il punto è che un mismatch è una premessa, un vantaggio è un risultato. Il centro che difende sull’handler è lento, ma se l’handler non l'attacca subito, con un primo passo deciso o con un tiro dal palleggio, il centro recupera la posizione e la difesa è di nuovo in equilibrio. Lo stesso vale dall'altra parte: il lungo con la guardia addosso deve sigillarla sotto canestro nei 2 secondi in cui il mismatch esiste e la palla deve arrivargli in quel momento, con un passaggio dall'alto o un lob. Se il passaggio arriva dopo, la guardia ha già un aiuto alle spalle.

Creare dal palleggio contro una difesa schierata ha 3 gradini e Milano si ferma spesso al primo. Il primo è battere il proprio uomo: primo passo, cambio di ritmo, un angolo di attacco che porti verso il ferro e non parallelo alla linea di fondo. Il secondo è costringere un secondo difensore a muoversi, cioè obbligare il protettore del ferro a scegliere. Il terzo è trasformare quella scelta in un tiro buono: il layup se l'aiuto non arriva, lo scarico all'angolo se arriva, il passaggio al lungo che rolla se l'aiuto viene dal lato debole. Il tiro dal palleggio serve a questo: se il difensore in cambio può restare sotto il blocco senza pagare nulla, il primo gradino sparisce.

Nelle 7 partite di EuroLeague i tiri classificati al ferro sono stati 20 su 453, il 4,4% del totale e le triple dall'angolo 28, il 6,2%, con un 8/28 che pesa. Il 37,1% dei tiri è una tripla frontale (60/168, 35,7%) e un altro 19,6% arriva dalla media distanza (31/89, 34,8%). Sono i tiri che una difesa concede quando nessuno l'ha mossa.

La distribuzione dei tiri di Milano per zona: in EuroLeague solo il 10,6% arriva al ferro o dall'angolo.
La distribuzione dei tiri di Milano per zona: solo il 10,6% arriva al ferro o dall'angolo.

Il dato più chiaro è l'attacco a metà campo, cioè i possessi in cui la difesa ha avuto il tempo di schierarsi. In EuroLeague Milano ha segnato 1,05 punti per possesso su 364 attacchi a metà campo e ne ha concessi 1,22 su 376. Il possesso che comincia dopo un canestro subito, il più difficile perché la difesa è già tornata, vale 1,03 punti: 0,81 a Vitoria contro Baskonia, 0,84 contro la Virtus, 0,95 contro Dubai, 1,18 contro Maccabi e Barcellona.

Attacco a metà campo e possessi dopo un canestro subito nelle 7 partite di EuroLeague, dati del motore Olimpia Data Report.
Attacco a metà campo e possessi dopo un canestro subito nelle 7 partite di EuroLeague, dati del motore Olimpia Data Report.

Il campione è di 7 partite e va letto con prudenza, ma la direzione è coerente con la tesi del coach. Quando la difesa cambia e nessuno batte l'uomo, Milano finisce per tirare da dove la difesa vuole e le palle perse aumentano: 20,8% delle azioni a Belgrado contro il Partizan e 22,1% contro il Barcellona. Poeta ha ragione quando dice che la palla si è fermata; i numeri aggiungono che, da ferma, finisce anche nelle mani sbagliate.

Cole è l'unico dei 3 che attacca il cambio per istinto, e i numeri lo confermano. Gioca 16,6 minuti, segna 8,1 punti con 22/48 dal campo e 4/16 dall'arco, a fronte della percentuale di azioni usate più alta tra i creatori (24,1%): quando ha il pallone cerca di battere l'uomo, e i 14 punti con 6/10 contro Dubai dicono che a tratti ci riesce. Il primo passo gli basta ancora per creare separazione, ma la taglia gli impedisce di finire sopra l'aiuto e il tiro dal palleggio non è ancora una minaccia che il difensore in cambio debba rispettare. Da lì nascono i 2/9 con 0/5 da tre di Vitoria e il passaggio in ritardo quando il lungo si è già richiuso. Il suo margine sta nelle letture: arrivare al secondo gradino un attimo prima, scaricare mentre l'aiuto si muove e non dopo.

Thompson ha il problema opposto. Legge bene, serve i compagni (2,4 assist in 17,8 minuti, 4 contro Dubai) e perde pochi palloni, ma usa appena il 17,2% delle azioni e tira 15/35 con 4/17 da tre. Contro il Real ha chiuso 0/5. Un playmaker che non segna dal palleggio regala al difensore in cambio il lusso di restare sotto il blocco: il centro contiene a 2 metri di distanza, nessuno deve aiutare, e la regia pulita produce solo un passaggio laterale. Thompson deve accompagnare la regia con una minaccia credibile, almeno l'arresto e tiro dalla media quando il lungo si abbassa, perché senza quel tiro il suo pick’n’roll è l'unico che una difesa può cambiare senza pagare mai.

Guduric è il caso più delicato, perché la sua qualità è reale ma il ruolo in cui viene usato la nasconde. Ha giocato 6 delle 7 partite e segna 8,2 punti in 20,6 minuti con 17/45 dal campo, 7/24 da tre e 2,3 palle perse a partita, il dato peggiore della rotazione. Non ha il primo passo per battere un esterno atletico in cambio e quando parte da fermo contro una difesa già schierata finisce per forzare o per perdere il pallone (3 palle perse in 13 minuti contro il Barcellona, 3 contro il Maccabi, 3 contro Dubai). Vale come creatore secondario: a ricevere su un closeout, a giocare il pick’n’roll quando la difesa è già in rotazione, come terminale dal post basso contro un piccolo. Chiedergli di iniziare l'azione da fermo significa chiedergli la cosa che sa fare meno. Non è un caso che il suo quintetto migliore contro il Barcellona (+35,4 in 12 minuti con Booker, Bolmaro, Thompson e Burnell) l’abbia avuto come seconda opzione e non come primo iniziatore.

Cole, Thompson e Guduric: medie a partita in EuroLeague.
Cole, Thompson e Guduric: medie a partita in EuroLeague.

Il cambio si batte prima di tutto con il blocco e questo chiama in causa tutti e 5. Un blocco portato con l'angolo sbagliato, troppo alto o troppo presto, dà al difensore il tempo di comunicare e cambiare da fermo. Un blocco portato in ritardo, con l'angolo verso il centro e il bloccante che arriva quando il palleggiatore è già in movimento, costringe i 2 difensori a cambiare in corsa, e lì il mismatch dura abbastanza da essere attaccato. Lo slip, cioè il taglio del lungo prima del contatto, punisce chi cambia in anticipo; il re-screen, il secondo blocco subito dopo il primo, obbliga a un secondo cambio e spesso produce quello sbagliato.

Quando il lungo si ritrova la guardia addosso, deve bloccarla dietro la schiena sotto il ferro e la palla deve partire entro 2 secondi. Milano ha in Moses Wright il finalizzatore ideale per questo (31/49 dal campo in EuroLeague, 63,3%, 19 dei 20 tiri al ferro della squadra sono finiti dentro), ma lo serve poco: 0,7 assist a partita per lui significa che riceve quasi solo per finire e 1,7 palle perse dicono che riceve spesso in ritardo o in posizione scomoda.

Lo short roll, il lungo che si ferma a metà strada dopo il blocco e riceve nel cuore dell'area, crea superiorità solo a 2 condizioni: che la difesa stia contenendo con il lungo arretrato, e che il lungo che riceve sappia leggere in un attimo, con il tiro dalla media o lo scarico all'angolo. Contro il cambio puro lo short roll non serve a niente, perché nessuno è venuto a raddoppiare e il lungo riceve a 4 metri con un difensore davanti. Va usato quando la difesa cambia idea, e Milano deve riconoscerlo possesso per possesso.

Il resto è lato debole e closeout. Gli 8/28 dagli angoli in EuroLeague raccontano un movimento senza palla che non produce il tiro giusto al momento giusto; i 10/32 da tre di Mathews dicono che il tiratore riceve con il difensore già vicino. Attaccare subito il closeout, con un palleggio verso il centro, è il modo più semplice per trasformare un piccolo vantaggio in uno grande, e qui Peters (10/21 da tre) e lo stesso Mathews hanno margine.

Il problema del vantaggio iniziale spiega anche perché i quintetti di partenza non abbiano ancora funzionato. In tutte le 7 partite di EuroLeague il quintetto più usato ha chiuso con Net Rating negativo: −32,4 a Belgrado contro il Partizan, −22,6 contro la Virtus in 17:47, −64,1 contro il Real, −27,9 a Vitoria con Bolmaro al posto di Guduric, −134,0 in 11:17 contro Dubai con Hall, Wright, Cole, Burnell e Mathews, −25,6 contro il Barcellona con Peters, Hall, Wright, Cole e Mathews. Sono campioni di una partita, spesso di pochi minuti e vanno trattati per quello che sono. Ma il segno è sempre lo stesso.

Il Net Rating del quintetto più usato in ogni partita di EuroLeague.
Il Net Rating del quintetto più usato in ogni partita di EuroLeague.

La lettura tattica è questa: un quintetto con un solo creatore dal palleggio, un lungo che vive di rolli e 3 esterni che aspettano il pallone funziona solo se quel creatore batte l'uomo quasi ogni volta. Quando non succede, Mathews e Peters tirano con l'uomo addosso e Wright riceve in ritardo. Le 2 ali tiratrici rendono quando c'è un secondo creatore accanto al primo, in modo che il cambio su un lato produca una rotazione dall'altro. I centri, Wright e Booker, rendono quando il passaggio arriva nei 2 secondi del sigillo, oppure quando possono correre. La presenza verticale esiste, va servita.

La difesa, però, ha problemi suoi e sarebbe sbagliato ridurla a una conseguenza dell'attacco. In EuroLeague Milano concede 1,22 punti per possesso a metà campo, 28/28 al ferro e il 63,9% nel resto dell'area: il contenimento sulla palla non regge e la protezione del ferro arriva tardi. Carlik Jones ha chiuso con 20 punti e 10 assist, il Real ha segnato 63 punti tra secondo e terzo quarto. Il rimbalzo è il secondo buco: il Barcellona ha preso il 43,6% dei propri errori e ricavato 29 punti di seconda opportunità, il Real il 30,3% con 9 punti. Senza stop e senza rimbalzo non si corre e la transizione è l'unico attacco in cui Milano non deve battere l'uomo: dopo un rimbalzo difensivo ha prodotto 1,52 punti per possesso contro la Virtus e 1,55 contro Dubai. Ogni difesa che finisce con un canestro subito rimanda la squadra nel possesso che le riesce peggio, quello contro la difesa schierata.

I segnali da cercare sul campo sono pochi e misurabili. Primo: la quota di tiri al ferro e dagli angoli in EuroLeague, oggi al 10,6%, deve salire. Secondo: i punti per possesso dopo un canestro subito devono passare da 1,03 a più di 1,10 contro difese di livello. Terzo: le palle perse devono scendere sotto il 15% delle azioni anche nelle serate storte, perché la palla che si ferma e poi si perde è il sintomo più chiaro del vantaggio che non arriva. Quarto, e più semplice da vedere a occhio nudo: quante volte, dopo un cambio, il palleggiatore attacca nei primi 2 secondi invece di uscire dal blocco e ricominciare. Se questi numeri si muovono già nelle 2 partite di Atene della prossima settimana, contro Panathinaikos e Olympiacos, il problema è di organizzazione e si può risolvere. Se restano fermi, il discorso torna al roster, e allora sarà un'altra conversazione.

Statistiche di squadra, zone di tiro, situazioni di gioco e quintetti: motore olimpia_engine.py (Olimpia Data Report) su play-by-play ufficiali EuroLeague, 7 partite al 22 ottobre 2026. Dichiarazioni di Peppe Poeta: EuroLeague TV, dopo Milano-Barcellona.

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